Alle otto del mattino di Washington il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il capo dello stato maggiore congiunto Dan Caine hanno tenuto la prima conferenza stampa dall’inizio delle operazioni di guerra contro l’Iran. La postura tenuta da Hegseth è del tutto compatibile con il discorso che il presidente Trump ha fatto la mattina di sabato, non appena avevano avuto luogo i primi bombardamenti contro Teheran. “I pazzi regimi islamisti non possono avere le armi nucleari”, ha detto Hegseth di fronte ai giornalisti accreditati, e ha proseguito affermando che gli Stati Uniti non hanno iniziato questa guerra, ma sotto la guida del presidente Trump, la stanno finendo. Lo scopo dell’operazione statunitense, definita “la più precisa della storia”, secondo Hegseth “è chiaro, devastante e decisivo: distruggere la minaccia missilistica, distruggere la Marina, fare in modo che l’Iran non abbia armi nucleari”. L’attacco è stato poi rivolto ai giornali e alla sinistra, rei di aver parlato del ritorno delle “guerre infinite in medio oriente”; secondo Hegseth ci troveremo di fronte proprio all’opposto, un’operazione chirurgica per portare a termine una guerra in corso da decenni, “che Trump ha avuto lo stomaco di terminare”. Non sono mancate le critiche a Obama, che ha “negoziato un accordo terribile”, a differenza di Trump che avrebbe provato in tutti i modi a far sedere al tavolo gli iraniani, che preferivano mettere in stallo i negoziati per portare avanti il proprio programma nucleare. Durante la conferenza stampa, però, non sono state mostrate prove della ricostituzione del programma nucleare iraniano, che gli Stati Uniti avevano affermato di aver distrutto con il bombardamento, a giugno dello scorso anno, dei siti di arricchimento dell’uranio di Fordow, Natanz e Isfahan. Hegseth non ha nemmeno detto quanto durerà questa operazione: Trump aveva suggerito che gli attacchi potevano durare quattro o cinque settimane, ma Hegseth ha detto che queste tempistiche “possono allargarsi come restringersi”. Dopo le dichiarazioni sopra le righe del segretario alla difesa, il capo di stato maggiore Caine ha dato dettagli più tecnici sull’operazione, sul coordinamento con le forze armate di Israele e sui trenta giorni in cui il Pentagono ha fornito al presidente vari piani d’azione contro la Repubblica Islamica. Secondo Caine, che ha confermato quanto già detto da Trump, ci saranno altre vittime statunitensi. Inoltre, ha affermato che la campagna è estesa e che non sono ancora arrivate in loco tutte le truppe che gli Stati Uniti vogliono utilizzare. In quaranta minuti di conferenza stampa, i dubbi permangono: gli Stati Uniti vogliono andare boots on the ground sul territorio iraniano? Al momento non sembra, e Hegseth si è risentito quando un giornalista ha provato a chiederglielo. L’amministrazione sta cercando un regime change in Iran? Non è chiaro, anche se Hegseth ha detto al popolo iraniano “che spera che colga questa opportunità”. La conferenza ha alimentato i dubbi, in attesa che Trump torni a parlare, cosa che non fa da quando ha annunciato l’inizio delle operazioni sabato mattina.
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