I FATTI PRINCIPALI - Giorno 13 Anche l'Italia coinvolta nella guerra. Un missile colpisce la base del nostro paese nel Kurdistan iracheno Nonostante l'annuncio di Trump sul rilascio di una parte delle riserve Usa, il petrolio ha superato i 100 dollari al barile. L'Iran ha dichiarato che non consentirà il passaggio di carichi di petrolio a beneficio degli Stati Uniti e dei suoi alleati attraverso lo Stretto di Hormuz, Proprio lì ieri tre navi commerciali sono state colpite. Intanto l'Iraq è costretta a chiudere i suoi terminal petroliferi dopo l'attacco e l'esplosione di due petroliere Continuano intanto i bombardamenti israeliani e americani su Teheran e Beirut. In particolare, nel corso di un intervento israeliano sopra la spiaggia della capitale libanese sono morte sette persone. Secondo funzionari libanesi dall'inizio del conflitto le vittime sono 600, 800 mila gli sfollati Per il Pentagono i primi sei giorni di guerra sono costati agli Usa 11,3 miliardi. Intanto il congresso valuta un nuovo finanziamento straordinario per la difesa. Banche nel mirino dei Pasdaran: i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato l'intenzione di colpire banche e istituzioni finanziarie occidentali nel Golfo. Citigroup ha ordinato ai dipendenti della sede di Dubai di lasciare immediatamente gli uffici. A quattro giorni dalla sua proclamazione a guida suprema, Mojtaba Khamenei non è ancora apparso pubblicamente. Gli iraniani confermano le indiscrezioni dei media americani: è rimasto ferito durante gli attacchi, ma è vigile e in luogo sicuro. Un missile colpisce la base militare italiana a Erbil, in Iraq. Tajani e Crosetto: "I nostri soldati al sicuro in un bunker" Un missile ha colpito la base militare italiana Camp Singara, come l'omonima fortezza legionaria dei tempi dell'imperatore Settimio Severo, a Erbil, in Iraq. A confermarlo è il ministro della Difesa Guido Crosetto. "A quanto si apprende, non ci sono feriti tra i militari italiani, né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene" ha affermato. Non è ancora chiaro se sia stato un missile o un gruppo di droni a colpire la base che si trova nella zona vicina all'aeroporto della città del Kurdistan iracheno, proprio a poche centinaia di metri da una base americana. E' qui che i nostri soldati, da 14 anni, addestrano i peshmerga curdi, gli stessi che negli anni passati hanno combattuto contro lo Stato islamico (la missione nacque proprio in quegli anni con il nome di Prima Parthica). Nella base si trovano circa 320 soldati italiani. Non è il primo tentativo iraniano di colpire la base, anche se è più probabile che il vero obiettivo degli attacchi sia la vicina e omologa base statunitense. "Ferma condanna" per l'attacco intanto è arrivata anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha parlato con l'ambasciatore d'Italia in Iraq. "Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker" ha detto. Il petrolio sale sopra i 100 dollari al barile, nonostante gli annuncui sul rilascio delle riserve Continua la corsa dell'oro nero. Nonostante i tentativi di frenarlo attraverso la vendita delle riserve per scongiurare una carenza globale, il prezzo del Brent, il benchmark globale per il petrolio, è salito sopra i 100 dollari al barile. Gli Usa hanno annunciato che preleveranno 172 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche e i 32 Paesi membri dell'Agenzia internazionale dell'energia hanno concordato di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili. Trump ripete che lo stretto di Hormuz è al sicuro, dopo che i Pasdaran hanno colpito tre navi cargo e che l'Iran "è sull'orlo della sconfitta". Ma Teheran continua a dichiarare che non consentirà il passaggio di carichi di petrolio a beneficio degli Stati Uniti e dei suoi alleati attraverso lo Stretto di Hormuz. Preparatevi a vedere il prezzo del petrolio salire a 200 dollari al barile, è la minaccia "perché dipende dalla sicurezza regionale che voi avete destabilizzato", ha spiegato Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran. Negli scorsi giorni l'Iran ha ripetutamente colpito con droni e missili le infrastrutture energetiche nei paesi del Golfo, con attacchi mirati a generare un danno economico globale. Secondo quanto ricostruito da diversi giornali internazionali, le preoccupazioni per la sicurezza hanno costretto alla chiusura dei terminali di esportazione del petrolio, uno in Oman e l'altro in Iraq. Mentre l'Arabia Saudita ha dichiarato di aver distrutto nella notte due droni diretti verso l'enorme giacimento petrolifero di Shaybah. Ecco tutte le infrastrutture colpite dal 28 febbraio scorso. L'Arabia Saudita intercetta e distrugge due droni diretti verso il giacimento petrolifero di Shaybah. L'Iraq chiude i terminal petroliferi dopo l'attacco a due petroliere L'Arabia Saudita ha intercettato e distrutto due droni diretti verso l'enorme giacimento petrolifero di Shaybah, ha dichiarato il ministero della Difesa saudita sui social media. Il giacimento di Shaybah è una delle più grandi strutture petrolifere di tutta l’Arabia Saudita, situata nel deserto del Rub’ al-Khali, al confine con gli Emirati Arabi Uniti. Il sito è gestito da Saudi Aramco, la compagnia petrolifera nazionale saudita. È un giacimento di petrolio greggio di tipo “extra light”, ovvero molto pregiato per la facilità di raffinazione. Ha riserve enormi stimate sulle 14 miliardi di barili di petrolio. Ospita inoltre un’importante unità per la liquefazione del gas naturale, che permette di recuperare componenti preziosi come propano e butano. Data la posizione isolata tra dune di sabbia che possono superare i 300 metri di altezza, il complesso è una vera e propria cittadella autosufficiente, dotata di una propria rete elettrica, sistemi di controllo avanzati e persino un aeroporto per il personale. Intanto l'Iraq è costretto a chiudere i terminal petroliferi del paese, dopo che due petroliere sono state attaccate e incendiate al largo delle coste irachene. Alti funzionari iracheni, parlando con il New York Times, hanno affermato che una delle navi, battente bandiera delle Isole Marshall, è di proprietà di una società americana, e hanno confermato che i funzionari iracheni ritengono che l'attacco sia stato iraniano. Farhan al-Fartousi, direttore generale della compagnia portuale statale irachena, ha dichiarato all'Iraqi News Agency che tutte le operazioni dei terminal petroliferi sono state sospese a seguito dell'attacco. I porti commerciali sono rimasti operativi, ha aggiunto. Anche il Bahrein fa sapere che l'Iran ha colpito alcuni serbatoi di carburante. Un raid israeliano sulla spiaggia di Beirut uccide 7 persone. Le vittime in Libano sono già 600 Continuano intanto i bombardamenti della coalizione israelo-americana su Beirut e Teheran. I combattimenti sono stati particolarmente intensi nella capitale libanese. In particolare in un raid sulla spiagga di Beirut dove vivono diversi sfollati sono rimaste uccise sette persone, mentre 21 sarebbero ferite. Secondo funzionari governativi libanese, citati dal New York Times, hanno ucciso più di 600 persone e ne hanno sfollate più di 800.000 negli ultimi giorni. Intanto una nuova ondata di missili è stata lanciata da Hezbollah contro il nord di Israele. Stime del Pentagono: i primi sei giorni di guerra sono costati 11,3 miliardi agli Usa. Colpiti 5.500 obiettivi e affondate 60 navi Il dipartimento della guerra Usa ha stimato in oltre 11,3 miliardi di dollari il costo dei primi sei giorni di operazioni militari contro l'Iran, secondo quanto riferito da funzionari del dipartimento durante un'audizione a porte chiuse al Senato federale. Il dipartimento della guerra non ha fornito commenti in merito alla riunione, ma un portavoce ha affermato che il costo complessivo dell'operazione "Epic Fury" sarà noto solo al termine della missione. Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), dall'inizio del conflitto le forze armate degli Stati Uniti hanno colpito oltre 5.500 obiettivi in Iran e affondato o danneggiato più di 60 imbarcazioni iraniane. I dati emergono mentre al Congresso prosegue il dibattito su un possibile nuovo pacchetto straordinario di finanziamenti per la difesa.
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