♦GIORNO 19 - I FATTI PRINCIPALI, IN BREVE La Guida suprema Mojtaba Khamenei ha diffuso un messaggio di condoglianze per l'uccisione di Larijani e ha avvertito: "Naturalmente, ogni goccia di sangue avrà un prezzo che i criminali assassini dei martiri pagheranno prima o poi" Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che Tel Aviv ha ucciso il ministro dell'intelligence iraniano, Esmail Khatib, in un attacco aereo notturno. Il presidente Masoud Pezeshkian ha confermato l'uccisione Colpito il giacimento di South Pars: raid aereo israeliano – in coordinamento con gli Usa – sul più grande giacimento di gas naturale al mondo. Se confermato sarebbe il primo attacco diretto alle infrastrutture upstream iraniane dall'inizio del conflitto. I pasdaran minacciano siti petrolchimici in Arabia, Qatar ed Emirati. Brent a 108 dollari al barile La direttrice del National Intelligence Tulsi Gabbard ha detto che l'Iran non ha tentato di ricostruire i programmi per l'arricchimento dell'uranio sostenendo una tesi in contraddizione con le giustificazioni dell'attacco avanzate da Donald Trump. Mentre il direttore della Cia John Ratcliffe rimette sotto un'altra luce le dichiarazioni di Joe Kent: “Penso che l'Iran fosse una minaccia per gli Stati Uniti da molti anni e che ponesse rischi immediati” Giustiziato un cittadino svedese in Iran. Stoccolma ha convocato l'ambasciatore iraniano Nella notte alcuni missili iraniani hanno colpito Israele. L'attacco ha raggiunto Tel Aviv, dove due persone sono morte. Secondo fonti israeliane, alcuni razzi avrebbero colpito anche un mezzo di pronto intervento Un raid israeliano ha colpito il quartiere di Bachoura, nel centro di Beirut, distruggendo un edificio che, dice l'Idf, sarebbe stato utilizzato da Hezbollah. Secondo il Consiglio norvegese per i rifugiati, un milione di libanesi sono stati sfollati, circa un sesto dell'intera popolazione Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver "impiegato con successo diverse munizioni a penetrazione profonda da 5.000 libbre contro siti missilistici iraniani fortificati lungo la costa iraniana, in prossimità dello Stretto di Hormuz" Il World Food Programme ha stimato che quasi 45 milioni di persone in più potrebbero trovarsi in una situazione di grave insicurezza alimentare se il conflitto non si concluderà entro la metà dell'anno e se i prezzi del petrolio rimarranno al di sopra dei 100 dollari al barile Il terzo messaggio di Mojtaba Khamenei e i funerali di Larijani La Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, ha diffuso un messaggio di condoglianze in cui ha espresso "profondo dolore" per l'uccisione del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, morto nella notte tra lunedì e martedì scorsi in un raid israeliano. "Era un uomo saggio, intelligente e impegnato, con una vasta esperienza in diversi settori", ha dichiarato Khamenei, mettendo in luce "i quasi 50 anni di lavoro a vari livelli del sistema islamico che hanno contribuito a renderlo una figura di spicco". Quello di Mojtaba è il terzo messaggio senza né audio né video da quando è diventato la nuova Guida suprema iraniana succedendo a suo padre Alì, ucciso il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele. E il fatto che non sia ancora apparso pubblicamente sta alimentando alcuni sospetti sulle sue condizioni di salute. La Casa Bianca ha detto che sarebbe sfigurato e ferito. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, non verificate, si troverebbe in Russia. "Non c'è dubbio - prosegue il testo della Guida suprema - che il suo assassinio dimostri la sua importanza e l'odio che i nemici dell'Islam nutrivano nei suoi confronti. I nemici dell'Islam devono sapere che versare questo sangue alle radici del sistema islamico non fa altro che rafforzarlo. Naturalmente, ogni goccia di sangue avrà un prezzo che i criminali assassini dei martiri pagheranno prima o poi", ha aggiunto Khamenei, che ha anche espresso le sue condoglianze alla moglie e ai figli di Larijani. A Teheran si è radunata una grande folla per i funerali di Larijani, di suo figlio Morteza e del capo dei basij Gholamreza Suleimani. I media statali hanno mostrato le bare avvolte nella bandiera iraniana e circondate da persone in lutto che scandivano "Morte all'America" e "Morte a Israele". Queste manifestazioni pubbliche sono spesso organizzate o incoraggiate dalle autorità iraniane come dimostrazione di forza, con funzionari e organismi statali che mobilitano i sostenitori del regime. L'Iran è davvero una minaccia? Il dibattito americano "Come risultato dell'Operation Midnight Hammer, il programma iraniano di arricchimento dell'uranio è stato obliterato, non ci sono stati tentativi da allora di ricostruire la capacità di arricchimento dell'uranio", ha detto la direttrice del National Intelligence Tulsi Gabbard di fronte al Senato. Insomma, dopo che le capacità di Teheran sono state distrutte nei bombardamenti di Israele e Stati Uniti nel giugno del 2025, la minaccia nucleare era già più che ridimensionata. Una tesi in contraddizione con le giustificazioni dell'attacco avanzate da Donald Trump. Il regime iraniano ha subito pesanti danni negli attacchi di Stati Uniti e Israele, ma resta "intatto" e potrà ricostruire il suo arsenale militare se sopravvive. L'intelligence statunitense "ritiene che il regime sia intatto, ma in gran parte degradato a causa degli attacchi alla sua leadership e alle sue capacità militari. Le sue capacità di proiezione di potenza militare convenzionale sono state in gran parte distrutte, lasciando opzioni limitate. La posizione strategica dell'Iran è stata significativamente degradata", ha detto Gabbard, salvo poi avvertire: "Ciononostante, l'Iran e i suoi proxy rimangono capaci di e continuano ad attaccare gli interessi statunitensi e alleati in medio oriente. L'intelligence ritiene che se un regime ostile sopravvive, cercherà di avviare uno sforzo pluriennale per ricostruire le sue forze missilistiche e di droni". La testimonianza del direttore della Cia John Ratcliffe, anche lui audito al Senato, rimette sotto un'altra luce le dichiarazioni di Joe Kent, il capo dell'antiterrorismo americano che ieri ha lasciato l'incarico, in polemica con l'Amministrazione in seguito all'attacco all'Iran. Secondo Kent, Teheran non era una minaccia imminente per Washington, che sarebbe stata trascinata nel conflitto da Israele. “Penso che l'Iran fosse una minaccia per gli Stati Uniti da molti anni e che ponesse rischi immediati”, ha detto Ratcliffe, nominato da Trump alla guida della principale agenzia di spionaggio estero degli Stati Uniti. Il direttore della Cia ha poi aggiunto che ci sono validi motivi di preoccupazione per il programma missilistico iraniano, perché Teheran sta "acquisendo esperienza" nella costruzione di missili a lungo raggio. "Questo è uno dei motivi per cui indebolire le capacità produttive missilistiche dell'Iran è così importante per la nostra sicurezza nazionale", ha detto Ratcliffe chiarendo che la guerra durerà dalle quattro alle sei settimane e avrà un costo, poiché il presidente Trump cerca di "affrontare un problema che dura da 47 anni". Un cittadino svedese è stato giustiziato in Iran La ministra degli Esteri svedese Maria M. Stenergard ha annunciato in un comunicato di aver appreso la notizia dell’esecuzione in Iran di un cittadino svedese: "In questo momento difficile, il mio pensiero va ai familiari in Svezia e in Iran. La pena di morte è una punizione disumana, crudele e irreversibile". La ministra ha poi spiegato che la persona giustiziata era iraniana, ma aveva ottenuto la cittadinanza svedese nel 2019. Sin dall'arresto nel giugno 2025, ha proseguito Stenergard, "la Svezia diverse volte sollevato il caso con i rappresentanti iraniani, sottolineando l'aspettativa della Svezia che il cittadino potesse ricevere un processo equo e non fosse condannato alla pena di morte". In seguito all'annuncio dell'esecuzione, riporta il giornale svedese Dagens Nyheter, il ministero degli Affari Esteri ha convocato l'ambasciatore iraniano. "La Svezia, insieme al resto dell’Ue, ne condanna l’applicazione in ogni circostanza - ha proseguito - è per noi evidente che il processo giudiziario che ha portato all’esecuzione del cittadino svedese non sia stato equo. La responsabilità di ciò ricade esclusivamente sull’Iran. La Svezia continuerà a condannare le gravi violazioni dei diritti umani in Iran". Escalation sull'energia. Colpito il giacimento di South Pars I media statali iraniani riferiscono che attacchi aerei hanno colpito il giacimento di South Pars, nella provincia meridionale del Bushehr, e gli impianti petrolchimici della città di Asaluyeh. Secondo un funzionario israeliano citato dai media israeliani, il raid sarebbe stato condotto dall'aviazione di Tel Aviv in coordinamento con gli Stati Uniti. Il prezzo internazionale del petrolio è balzato a circa 108 dollari al barile dai 103 di stamattina. I raid non hanno colpito direttamente impianti di estrazione o raffinazione del greggio, ma segnalano che le infrastrutture di produzione di gas e petrolio sono ormai nel mirino. Anche il gas naturale è salito sui mercati europei. Per ora, né Washington né Tel Aviv hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali. South Pars rappresenta la spina dorsale del settore energetico iraniano. L'impianto fornisce la gran parte del gas destinato all'industria, alla produzione di elettricità e al consumo domestico, ed è una fonte cruciale di entrate per il governo. Se l'attacco alla struttura venisse confermato, significherebbe che ci si potranno aspettare ricadute immediate sulla produzione e sull'export, aggravando una situazione già precaria: l'Iran soffre da anni di ricorrenti carenze di gas ed elettricità – soprattutto in inverno – causate da cattiva gestione, infrastrutture obsolete e una domanda in costante crescita. Colpire South Pars non significa solo danneggiare la macchina militare iraniana, ma infliggere un colpo diretto alla vita quotidiana della popolazione. South Pars è il più grande giacimento di gas naturale al mondo ed è condiviso tra Iran e Qatar nel Golfo Persico: la produzione giornaliera aveva raggiunto il record di 730 milioni di metri cubi nel 2025, ed è la principale fonte delle esportazioni di gas liquefatto del Qatar. Il campo è anche un'importante fonte di forniture di gas per la Turchia. Se confermato, il raid rappresenterebbe la prima volta dall'inizio del conflitto che le infrastrutture upstream di petrolio e gas iraniano vengono colpite direttamente. Il portavoce del ministero degli esteri qatariota, Majed al Ansari, ha definito il targeting di infrastrutture energetiche condivise "un passo pericoloso e irresponsabile" che rischia di mettere a repentaglio la sicurezza energetica globale. Il ministro della difesa israeliano Katz aveva anticipato nella mattinata che oggi ci sarebbero state "sorprese significative" in Iran e in Libano, con un'escalation delle operazioni contro Teheran e Hezbollah. Le Guardie della rivoluzione iraniane hanno diramato un avvertimento ai civili: tenersi lontani dai grandi impianti petroliferi e del gas in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar. I pasdaran sostengono che quelle strutture saranno "prese di mira nelle prossime ore". Mosca soffia sul fuoco energetico Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha annunciato che la Russia sta valutando di anticipare il blocco delle forniture di energia all'Europa, in quello che definisce un momento di "grave disordine dei mercati energetici a causa della guerra in Iran". Putin avrebbe chiesto un'analisi approfondita della questione. "Questi disordini rendono difficile per tutti prevedere l'andamento dei mercati", ha aggiunto Peskov, lasciando intendere che potrebbe essere più conveniente per Mosca riorientare le proprie esportazioni verso "destinazioni più interessanti" prima che scattino i divieti europei. L'Ue ha già adottato un regolamento che vieta le importazioni di gnl e gas via gasdotto dalla Russia a partire dal 25 aprile, con periodi transitori per i contratti esistenti; il divieto completo su tutte le importazioni di energia russa è previsto entro la fine del 2027. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha risposto senza giri di parole: abbandonare la strategia di autonomia energetica dalla Russia sarebbe "un errore strategico", ha detto al Parlamento europeo. Eppure tutte le esportazioni di gnl dall'impianto artico russo di Yamal sono andate a paesi dell'Ue a febbraio, a dimostrazione che un divieto netto rimane difficile da applicare. Zelensky porta la guerra nel Golfo (e nei parlamenti europei) Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato davanti al parlamento britannico che oltre duecento esperti militari ucraini sono già dispiegati tra Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita e Kuwait per aiutare a difendersi dai droni iraniani, con altri trentaquattro pronti alla partenza. "Non vogliamo che questo terrore del regime iraniano contro i suoi vicini abbia successo", ha detto a Londra. Da Westminster, Zelensky è volato in Spagna, dove mercoledì era atteso un incontro con il premier Pedro Sánchez. La mossa ha una doppia logica: militare e commerciale. Kyiv vanta anni di esperienza nella difesa dai droni Shahed – la Russia ne lancia anche centinaia in una sola notte – e Zelensky ha sottolineato come i sistemi di intercettazione ucraini siano "molto più convenienti" dei costosi missili terra-aria impiegati dagli stati del Golfo. Undici paesi, compresi gli Stati Uniti, avrebbero già chiesto assistenza a Kyiv. Il tema è anche di natura strategica. Secondo funzionari americani, la Russia starebbe fornendo intelligence all'Iran durante il conflitto. "Quello che accade attorno all'Iran non è una guerra lontana per noi – a causa della cooperazione tra Russia e Iran", ha detto Zelensky. Il conflitto nel Golfo ha nel frattempo congelato i negoziati di pace mediati da Washington tra Mosca e Kyiv, e Zelensky ha avvertito che la guerra rischia di prosciugare le scorte di armi difensive che l'Ucraina riceve dai suoi alleati. Il ministro israeliano Katz: "Ucciso il ministro dell'intelligence iraniano" Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che l'esercito dello stato ebraico ha ucciso il ministro dell'intelligence iraniano, Esmail Khatib, in un attacco aereo notturno. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato in un post su X che il ministro dell'intelligence è stato ucciso, come affermato in precedenza da Israele. Ha dichiarato che il "vile assassinio" di Khatib, insieme a quelli di altri alti funzionari uccisi nei giorni scorsi, ha gettato il paese nel lutto. Quello di Khatib è l'ultimo di una serie di attacchi israeliani che hanno ucciso alti funzionari del regime. Ieri infatti è arrivata da Tel Aviv la notizia che Ali Larijani, capo del Consiglio di sicurezza, e Gholamreza Soleimani, comandante dei basij sono stati uccisi in raid aerei. I due si trovavano in quello che era il nuovo quartier generale del regime, un complesso di tende improvvisato per rendere più difficile la loro individuazione da parte degli israeliani. "La politica di Israele è chiara e inequivocabile: nessuno in Iran gode di immunità e tutti sono un obiettivo", ha detto Katz. Secondo l'Idf, il ministero di Khatib sovrintendeva "attività di sorveglianza, spionaggio e operazioni clandestine a livello mondiale, in particolare contro lo stato di Israele e cittadini iraniani". L'Idf sostiene inoltre che Khatib abbia avuto un ruolo di primo piano nella repressione delle recenti proteste antigovernative in Iran, e che abbia coordinato "attività terroristiche contro obiettivi israeliani e americani in tutto il mondo". Teheran non ha confermato la notizia. Ali Larijani era invece per molti l’uomo che comandava in Iran, dopo la morte della guida suprema Alì Khamenei: era lui infatti che teneva i rapporti con Mosca e con Pechino e che condivideva il dossier nucleare con il ministro degli Esteri Araghchi. Inoltre era coinvolto nel regime a ogni livello e tra i suoi compiti c'erano quelli di approntare piani di guerra, di gestire la resistenza agli americani e di garantire la sopravvivenza del sistema khomeinista nel caso in cui la prima linea del regime fosse colpita. Missili iraniani colpiscono Tel Aviv Nella notte alcuni missili iraniani hanno colpito Israele. Una rappresaglia dopo che ieri due fra gli uomini più importanti del regime, Ali Larijani e Gholamreza Soleimani, sono stati uccisi dall'esercito israeliano. L'attacco ha raggiunto Tel Aviv, dove due persone sono morte e almeno cinque sono rimaste ferite. Secondo le autorità israeliane, squadre di emergenza sono intervenute in diversi punti del centro del paese. Il servizio di soccorso Magen David Adom ha riferito che le due vittime sono un uomo e una donna di circa settant’anni colpiti da schegge a Ramat Gan. I media israeliani parlano di diversi siti colpiti da detriti, mentre le ferrovie hanno segnalato danni nei pressi della stazione Tel Aviv Savidor Center. Le autorità sostengono inoltre che alcuni dei danni siano stati causati da frammenti derivanti dall’intercettazione dei missili. Sempre secondo fonti israeliane, uno dei razzi avrebbe colpito anche un mezzo di pronto intervento. In precedenza, i servizi di emergenza avevano parlato dell’impatto di un missile a grappolo in più punti nell’area metropolitana di Tel Aviv. Israele intensifica gli attacchi in Libano: colpito il centro di Beirut Un raid israeliano ha colpito il quartiere di Bachoura, nel centro di Beirut, provocando il crollo completo di un edificio. Secondo quanto dichiarato dall’esercito israeliano, l’edificio sarebbe stato utilizzato da Hezbollah. Prima dell'attacco Israele aveva emesso avvisi di evacuazione per la zona, sostenendo che alcune strutture venissero usate per finanziare le attività del gruppo. Secondo il ministero della sanità libanese ci sarebbero almeno una decina di morti e più di venti feriti. I raid hanno colpito anche le periferie meridionali della città, considerate roccaforti di Hezbollah, ma negli ultimi giorni Israele ha ampliato il raggio d’azione includendo aree centrali ed orientali precedentemente ritenute relativamente sicure. In un comunicato, l'Idf ha dichiarato di aver colpito obiettivi di Al-Qard al-Hasan, un'associazione finanziaria legata al gruppo militante Hezbollah, a Beirut, e che la sua marina ha attaccato "terroristi di Hezbollah a Beirut", senza fornire ulteriori dettagli. Il Consiglio norvegese per i rifugiati ha dichiarato che finora, a causa dei combattimenti, un milione di libanesi sono stati sfollati: si tratta di circa un sesto della popolazione del paese. L'organizzazione umanitaria avverte che numero degli sfollati sta rapidamente aumentando, "mentre gli ordini di evacuazione impartiti da Israele alimentano il clima di paura nelle comunità. Le famiglie fuggono senza quasi nulla, senza sapere dove andare né se potranno mai tornare. I centri di accoglienza stanno raggiungendo la capienza massima. Molte famiglie rimangono fuori dai centri di accoglienza, ancora alla ricerca di un luogo sicuro. Le forti piogge previste non faranno che aggravare le difficoltà". Cosa sta accadendo nello Stretto di Hormuz Martedì sera il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver "impiegato con successo diverse munizioni a penetrazione profonda da 5.000 libbre contro siti missilistici iraniani fortificati lungo la costa iraniana, in prossimità dello Stretto di Hormuz". Il CentCom ha detto anche che i missili da crociera antinave che Teheran vi conservava rappresentavano un rischio per la navigazione internazionale nello stretto. L'Iran dall'inizio della guerra ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, una rotta marittima cruciale per il medio oriente e per l'economia globale. Negli ultimi giorni il presidente americano Donald Trump ha faticato a raccogliere il sostegno degli alleati per aiutare a scortare le navi attraverso lo stretto. Il presidente americano, parlando ieri dalla Casa Bianca ha detto che gli Stati Uniti avrebbero potuto agire da soli. "Non abbiamo bisogno di molto aiuto, in realtà non abbiamo bisogno di nessun aiuto". Qualche giorno fa Trump aveva richiesto ai paesi dell'Alleanza Atlantica di inviare asset navali per aiutare gli americani a riaprire lo Stretto di Hormuz, ma dalla Spagna all’Italia, passando per la Germania, tutti i paesi europei hanno rigettato la pretesa del presidente americano. “Questa non è la guerra dell’Europa”, ha detto l’Alto rappresentante, Kaja Kallas. Trump ha però continuato ad attaccare gli alleati della Nato, definendo la richiesta di collaborazione "un grande test" per l'alleanza e ha avvertito che Washington non dimenticherà chi rimarrà a guardare. "Sono deluso dalla Nato", ha detto, e aggiunto che i leader mondiali avrebbero dovuto ringraziarlo per aver attaccato l'Iran. Come scriviamo qui, fino alla settimana scorsa, i passaggi nello Stretto erano stati prevalentemente di navi iraniane, greche e cinesi, quasi tutte con il segnale satellitare Ais spento. Il Financial Times ha scritto che anche i governi di Italia e Francia hanno avviato trattative con Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma Roma e Parigi hanno smentito. Ora altri paesi, quelli asiatici in particolare che sono più dipendenti dai traffici provenienti dall’Iran, stanno tentando la strada negoziale. Per le Nazioni Unite la guerra in medio oriente potrebbe far raggiungere livelli di fame acuta da record Il World Food Programme delle Nazioni Unite ha avvertito che il numero totale di persone nel mondo che soffrono di fame acuta potrebbe raggiungere livelli record nel 2026 se l'escalation in medio oriente continuerà a destabilizzare l'economia mondiale. Una nuova analisi dell'agenzia dell'Onu, ha stimato che quasi 45 milioni di persone in più potrebbero trovarsi in una situazione di grave insicurezza alimentare se il conflitto non si concluderà entro la metà dell'anno e se i prezzi del petrolio rimarranno al di sopra dei 100 dollari al barile. Queste si aggiungerebbero ai 318 milioni di persone in tutto il mondo che già soffrono di insicurezza alimentare. Il blocco delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz e i crescenti rischi per il traffico marittimo nel Mar Rosso stanno già facendo aumentare i costi di energia, carburante e fertilizzanti, aggravando la fame anche al di fuori del medio oriente. Secondo il Wfp, i paesi dell'Africa subsahariana e dell'Asia sono i più vulnerabili a causa della dipendenza dalle importazioni di cibo e carburante. Le proiezioni indicano un aumento del 21 per cento delle persone che soffrono di insicurezza alimentare nell'Africa occidentale e centrale e del 17 per cento nell'Africa orientale e meridionale. Per l'Asia è previsto un aumento del 24 per cento. Il Sudan importa circa l'80 per cento del suo grano: un aumento del suo prezzo spingerà un numero ancora maggiore di famiglie nella fame. In Somalia, un paese già nel mezzo di una grave siccità, il prezzo di alcuni beni di prima necessità è aumentato di almeno il 20 per cento dall'inizio del conflitto, secondo quanto riportato dai media locali.
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