Un colpo d’arma da fuoco nel cuore della capitale russa riporta sotto i riflettori la vulnerabilità dei vertici militari di Mosca e il clima di guerra sotterranea che accompagna il conflitto in Ucraina. Vladimir Alekseyev, generale di alto livello dello stato maggiore e vice capo dell’intelligence militare (Gru), è stato ferito in un edificio residenziale sul viale Volokolamskoe da un individuo non identificato che ha aperto il fuoco e poi è fuggito. Trasportato d’urgenza in ospedale, Alekseyev è stato ricoverato mentre gli investigatori hanno avviato un procedimento per tentato omicidio e traffico illecito di armi. Squadre forensi stanno analizzando i filmati delle telecamere e ascoltando testimoni, ma al momento nessun gruppo o paese ha rivendicato l’azione. Secondo il Comitato Investigativo russo, l’attacco è avvenuto nelle scale del palazzo. Un contesto che ha subito sollevato interrogativi sulla sicurezza interna e sulla capacità delle forze dell’ordine di proteggere figure considerate tra le più sensibili dell’apparato di difesa russo. Alekseyev è considerato uno dei pilastri dell’intelligence militare e un uomo chiave nel fornire analisi strategiche al Cremlino sin dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022. È stato inoltre tra i funzionari incaricati di negoziare con l'ex leader del gruppo Wagner, il defunto Yevgeny Prigozhin, durante l’ammutinamento del 2023. In Occidente il suo nome figura in diversi pacchetti di sanzioni, legati sia alle presunte interferenze nelle elezioni statunitensi sia all’avvelenamento con agente nervino a Salisbury nel 2018. Anche il tempismo dell’attentato è particolare: arriva mentre Mosca e Kyiv tentano, con difficoltà, di mantenere aperti canali di dialogo. In Russia, esponenti politici e commentatori filogovernativi puntano il dito contro l’Ucraina, sostenendo che l’obiettivo sarebbe sabotare eventuali progressi negoziali. Altri osservatori, invece, sottolineano che la sparatoria rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme sulla fragilità della sicurezza interna russa, anche lontano dal fronte. Negli ultimi anni si è infatti registrata una serie di attacchi mirati contro alti ufficiali russi, spesso attribuiti – da Mosca – ai servizi ucraini. Le modalità variano: ordigni sotto le auto, esplosioni in prossimità delle abitazioni, armi da fuoco. In alcuni casi Kiev ha ammesso il proprio coinvolgimento, rivendicando operazioni contro figure ritenute responsabili di crimini di guerra. I precedenti: dalla bomba sul monopattino a Kirillov agli attentati con esplosivo Uno degli episodi più eclatanti è stato l’uccisione del generale Igor Kirillov, allora capo delle truppe di difesa radiologica, chimica e biologica: un monopattino imbottito di esplosivo è detonata mentre lasciava un condominio di Mosca, in un attacco che l’intelligence ucraina ha poi rivendicato. Pochi mesi prima, un altro alto ufficiale del Gru era morto per l’esplosione di una bomba collocata sotto la sua auto nella regione moscovita. Così come Fanil Sarvarov, alto ufficiale dello Stato maggiore russo, ucciso nel dicembre scorso. Questa sequenza di azioni ha contribuito a creare un clima di sospetto e allarme costante tra i ranghi più alti delle forze armate. Nel contesto più ampio della guerra, tali operazioni si inseriscono in una strategia di logoramento reciproco che va oltre il campo di battaglia tradizionale. Colpire figure simbolo e decisionali significa minare il senso di inviolabilità del potere militare e politico, mandando al contempo un messaggio interno ed esterno. Resta ora da capire se Alekseyev sopravviverà alle ferite e se le indagini riusciranno a individuare i responsabili. Quel che appare certo è che l’attacco accentua l’impressione di una Russia sempre più esposta a colpi mirati nel proprio territorio, mentre il conflitto con l’Ucraina continua a produrre effetti destabilizzanti ben oltre le linee del fronte.
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