♦GIORNO 20 - I FATTI PRINCIPALI, IN BREVE Dopo l'attacco israeliano a South Pars, il principale giacimento di gas naturale iraniano, continua la rappresaglia iraniana contro le infrastrutture energetiche dei vicini del Golfo, e in particolare il Qatar che con Teheran gestisce proprio il sito colpito dagli israeliani ieri. Doha dichiara di aver subito ingenti danni e ha espulso due diplomatici iraniani. In particolare è stato colpito anche il sito di Ras Laffan, il più grande impianto di gnl al mondo. I paesi arabi del Golfo sono sempre più ai ferri corti con Teheran. “Quel poco di fiducia” che l’Arabia Saudita aveva costruito con l’Iran è stato “distrutto su più livelli”, ha dichiarato durante una conferenza stampa notturna il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan. Il petrolio continua a salire. Il Brent è ora sopra i 114 dollari al barile, con un aumento di oltre il 4 per cento. Male anche la borsa. Gli indici asiatici di riferimento di Seul e Tokyo hanno chiuso in ribasso giovedì, con l'indice Nikkei giapponese in calo di oltre il 3 per cento. Inoltre, i prezzi della benzina in Giappone hanno raggiunto un livello record mentre il primo ministro Sanae Takaichi arrivava a Washington per incontrare Trump. La posizione dell'Unione europea L'attacco di Stati Uniti e Israele contro l'Iran "non ha alcuna base nel diritto internazionale", ha detto l'Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, entrando alla riunione del Consiglio europeo nel corso della quale i leader Ue incontreranno il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. Al Consiglio affari esteri di lunedì, ha spiegato, è emerso che i paesi Ue non desiderano espandere il mandato dell'operazione Aspides, attiva nel Mar Rosso, allo Stretto di Hormuz, perché non sono stati consultati sull'inizio della guerra, anzi, "alcuni dicevano addirittura che avevano cercato di convincere le parti a non iniziarla", e non sanno quali siano gli obiettivi. Inoltre, ha proseguito Kallas, "non c'è alcuna base nel diritto internazionale. Se si pensa all'uso della forza ci sono due casi: uno è la legittima difesa e l'altro è sotto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Dato che non c'è nulla di tutto questo, in questo momento, gli Stati membri non hanno la volontà di entrare in questa guerra". L'Unione europea sta lavorando "a stretto contatto" con le Nazioni Unite per trovare una soluzione che garantisca il passaggio sicuro per le navi "perché è davvero un problema, specialmente per l'Asia e l'Africa, che il petrolio, il gas, i fertilizzanti e il cibo non si muovano" attraverso lo Stretto di Hormuz, ha detto Kallas. "Gli attacchi dell'Iran alle infrastrutture energetiche del Qatar creano ulteriore caos. Ed è chiaro che abbiamo bisogno di un'uscita da questa guerra, non di un'escalation. Ed è per questo che ho anche svolto contatti diplomatici con l'Iran, per trovare diverse soluzioni", sottolineando che l'importante, per l'Ue, è vedere la fine della guerra. "Vediamo decisamente il caos che sta causando in medio oriente, ma anche le ramificazioni che ha per il resto del mondo. Quindi stiamo lavorando con i nostri partner del Golfo, anche con Egitto, Giordania, per trovare davvero una soluzione affinché le parti possano porre fine a questa guerra". Al suo arrivo al vertice dei leader dell'Unione europea, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che si potrà intervenire nello stretto di Hormuz solo quando le armi si fermeranno: "A quel punto potremo fare molto per riaprire e mantenere le rotte marittime, ma lo faremo soltanto una volta terminate le ostilità", in conformità "con un mandato internazionale, di cui oggi siamo sprovvisti". Molto più decise sono state le dichiarazioni che Emmanuel Macron ha rilasciato ai giornalisti a Bruxelles dopo gli ultimi attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico: "Questa escalation è sconsiderata. Spero che tutti rinsaviscano". Macron ha osservato che la navigazione è già stata interrotta nello Stretto di Hormuz. "Ma se vengono distrutte le infrastrutture di produzione stesse, l'impatto di questa guerra sarà molto più duraturo", ha affermato. L'Idf fa sapere di aver distrutto un elicottero iraniano ad Hamadam Con un video postato sui social l'esercito israeliano ha fatto sapere di aver distrutto un elicottero MI-17 iraniano presso l'aeroporto di 'Sanandaj' a Hamadan, in Iran. L'Iran continua a colpire i siti energetici in Qatar dopo l'attacco israeliano a South Pars. Il prezzo del gas in Europa aumenta del 30 per cento Secondo quanto riporta il New York Times, il Qatar ha dichiarato che gli attacchi iraniani contro le sue infrastrutture energetiche continuano e hanno inflitto "ingenti danni" a un importante polo energetico costiero nella città industriale di Ras Laffan, che è il più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo. Dal Qatar, solo per fare un esempio, l'Italia importa circa il 14 per cento del suo gnl. Precedenti attacchi con droni e missili contro il Qatar e l'Arabia Saudita hanno fatto seguito alle promesse di rappresaglia dell'Iran per l'attacco al giacimento iraniano di South Pars, che Teheran ha attribuito a Israele, e che l'Iran condivide con il Qatar, e rappresenta circa il 70-75 per cento della produzione iraniana di gas naturale. Mercoledì sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Israele ha agito da solo nell'attacco a South Pars, senza informare gli Usa (anche se Tel Aviv dice il contrario), e che il Qatar non era coinvolto. Ma dopo questa premessa ha minacciato di distruggere il giacimento di South Pars qualora le infrastrutture energetiche del Qatar venissero attaccate di nuovo. L'incertezza sull'approviggionamento energetico globale intanto ha spinto ai massimi sila petrolio - il Brent ha superato i 114 dollari al barile, con una crescita di oltre il 4 per cento - sia il gas. In Europa, dove non solo l'Italia, dipende non poco dal gas qatarino, il prezzo è salito del 30 per cento. Intanto anche dall'Arabia Saudita arrivano segnali di profonda insofferenza verso Teheran. “Quel poco di fiducia” che l’Arabia Saudita aveva costruito con l’Iran è stato “distrutto su più livelli”, ha dichiarato durante una conferenza stampa notturna il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan. Ha accusato l’Iran di aver attaccato la capitale saudita, Riad, durante un incontro di diplomatici di alto livello provenienti da tutta la regione. “Useremo ogni leva a nostra disposizione — politica, economica, diplomatica e di altro tipo — per far cessare questi attacchi”, ha affermato il ministro degli Esteri. In Kuwait i media statali hanno riferito che un attacco di droni ha causato un "incendio di lieve entità" presso Mina Al-Ahmadi, un'importante raffineria di petrolio gestita dalla Kuwait National Petroleum Company. L'incendio è stato domato e non si sono registrati feriti, ha dichiarato l'agenzia di stampa del paese. La compagnia petrolifera statale Kuwait Petroleum Corporation ha dichiarato che le squadre di pronto intervento hanno spento gli incendi in due raffinerie. In precedenza la società aveva affermato che gli incendi erano scoppiati in seguito ad attacchi di droni. L'azienda non ha affermato che i droni fossero iraniani, ma le autorità kuwaitiane hanno accusato l'Iran di aver condotto attacchi con droni contro il Kuwait.
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