Philip Breedlove ha pilotato F16 dalla base aerea di Aviano, nel nord dell’Italia, durante la missione della Nato in Kosovo nei primi anni Duemila, per poi tornare a comandare quella stessa base. Ha concluso la sua carriera come comandante supremo delle Forze alleate in Europa, la massima carica militare della Nato, sovrintendendo alla difesa collettiva del continente dal 2013 al 2016. Da quella posizione il generale ha visto la Russia annettere la Crimea e avviare una guerra nel Donbas. Quando i blindati russi hanno varcato i confini dell’Ucraina nel febbraio 2022, il generale americano con quattro stelle aveva trascorso quasi un decennio a seguire quella che considera una ininterrotta campagna di aggressione territoriale. “Il mondo continua a pensare a questa guerra come a un conflitto di quattro anni – dice al Foglio – La Russia sta cercando di travolgere l’Ucraina da oltre dodici anni. E’ importante ricordarlo”. La consuetudine di far iniziare la guerra dal 2022 è un errore, comprime un decennio di perdite, errori di calcolo e costi russi in quello che appare come un impeto recente: a misurarlo correttamente, un esercito un tempo considerato tra i più forti al mondo ha impiegato oltre un decennio e più di 1,2 milioni di vittime per occupare circa il 20 per cento del paese che si era proposto di conquistare. “Una superpotenza mondiale che ritenevamo avesse il terzo miglior esercito del mondo, e forse la quarta migliore aeronautica, è dodici anni dopo in possesso di cosa? Di circa il 20 per cento dell’Ucraina. Molti considerano la Russia imbattibile e inevitabile la sua vittoria. Eppure ci prova, certo, ma non se la sta cavando granché bene. La Russia cerca di imporre la narrativa secondo cui la sua vittoria è inevitabile. Non lo è. L’Ucraina ha resistito a una superpotenza mondiale per dodici anni”. “Molti considerano la Russia imbattibile e inevitabile la sua vittoria. Ci prova, certo, ma non se la sta cavando granché bene. L’Ucraina ha resistito a una superpotenza mondiale per dodici anni” La realtà militare cruciale che governa ancora questo conflitto, dice Breedlove, affonda le sue radici ad Aviano e nella dottrina che ha praticato per tutta la sua carriera: la superiorità aerea decide le guerre. La parte che controlla il cielo controlla la logistica, l’iniziativa e, in ultima analisi, l’esito di ciò che accade sul terreno. In Ucraina, la superiorità aerea è sfuggita sia alla Russia sia all’Ucraina stessa, e questo spiega la natura e la forma del conflitto dal 2022. “L’aeronautica russa ha fallito. Non riesce a stabilire la superiorità aerea. Per questo motivo, la Russia ha dovuto combattere una guerra di logoramento. Pensate alla Prima guerra mondiale. Ecco com’è quel fronte: se non controlli i cieli, le tue truppe pagheranno cara questa mancanza. E le truppe russe, e certamente quelle ucraine, ne hanno pagato il prezzo”. La Russia ha faticato a proiettare la sua potenza aerea sul territorio ucraino in modo sostenuto. L’Ucraina, dal canto suo, non dispone né dei mezzi né delle capacità fornite dall’occidente per affermare la propria supremazia sui propri cieli. In quel vuoto, la guerra dei droni è diventata il tratto distintivo della linea del fronte. I soldati ucraini che combattono nell’est del paese descrivono una guerra in cui la linea del fronte è di fatto una linea di droni, e in cui i comandanti formatisi nelle dottrine convenzionali stanno cercando di adattarsi alle nuove circostanze. Breedlove comprende la difficoltà: “Molti non capiscono la guerra dei droni perché è una cosa completamente nuova”, dice, ma vede i droni come una conseguenza della realtà sul terreno: “Se l’Ucraina avesse la superiorità o la supremazia aerea sullo spazio aereo ucraino, la guerra dei droni sarebbe molto diversa”. L’esempio più eloquente di ciò che il dominio dei cieli può fare, secondo Breedlove, arriva dal medio oriente. Quando Israele ha colpito l’Iran l’anno scorso, ha stabilito la completa supremazia aerea nel giro di 36 ore, smantellando poi le capacità militari iraniane a proprio piacimento: “Sapete quando è stata l’ultima volta che un americano è morto a causa di un attacco di un aereo nemico? In Corea. Non mandiamo le nostre forze a combattere se non abbiamo l’intenzione di controllare lo spazio aereo. E quando lo controlli, ottieni quello che è successo in Iran”. L’Ucraina non dispone né dei mezzi né delle capacità fornite dall’occidente per raggiungere quella soglia: il fatto che ci arrivi è, sostiene Breedlove, una scelta interamente politica, che spetta a Washington, Bruxelles e alle capitali europee: “Non abbiamo preso la decisione politica di darle ciò di cui ha bisogno. Quando daremo all’Ucraina ciò di cui ha bisogno, potrà sconfiggere i russi – dice – Quando nella primissima parte della terza fase di questa guerra durata dodici anni la Russia ha compiuto l’invasione su larga scala, e poi l’occidente ha dato all’Ucraina ciò di cui aveva bisogno, l’Ucraina ha fatto a pezzi l’esercito russo, che ha dovuto ritirarsi in Bielorussia e in Russia per riorganizzarsi e riequipaggiarsi, perché era stato sconfitto duramente”. Ma mentre l’Ucraina continua a difendersi e il futuro del sostegno occidentale rimane incerto, le decisioni del passato pesano come un macigno sulle capitali europee. Dopo il crollo dell’Unione sovietica, quelle capitali avevano fatto un calcolo: la minaccia era scomparsa e il denaro poteva essere destinato ad altro. Il cosiddetto dividendo della pace, frutto della mancata spesa in sicurezza, era stato investito in politiche sociali, trascurando le difese del continente. L’illusione che la guerra appartenesse al passato aveva dominato il pensiero fino all’invasione su larga scala dell’Ucraina. Le guerre nei Balcani e nel Caucaso negli anni Novanta erano state liquidate frettolosamente, l’invasione russa della Georgia nel 2008 era stata trattata come un incidente isolato e il dialogo con Mosca era rimasto l’istinto prevalente, mentre l’aggressività russa cresceva. Nel 2014, i membri europei della Nato spendevano collettivamente l’1,43 per cento del pil per la difesa. Nel 2024 quella cifra aveva raggiunto il 2 per cento, spinta dallo choc dell’invasione e dalla pressione degli Stati Uniti. Gli investimenti, tuttavia, sono stati disomogenei. La Polonia destina ora il 4,12 per cento del pil alla difesa, è il principale contributore della Nato, mentre il bilancio della Difesa spagnolo del 2024, in termini reali, era allineato ai livelli del 2008, e l’Italia è tornata solo di recente ai valori precedenti a un decennio di stagnazione. Breedlove afferma che l’Europa dovrà apportare cambiamenti radicali per recuperare il ritardo con la realtà. “Non mi interessa se vi piace o no il presidente americano. Ho criticato alcune delle sue tattiche, tecniche e procedure nel trattare con le persone. Ma qualunque cosa pensiate di lui, resta il fatto che i paesi della Nato hanno svalutato a tal punto le proprie Forze armate che molti di questi eserciti erano diventati quasi inefficaci. Ci vorrà tempo per rimediare”, dice: “Se fossi io il leader dell’occidente, spingerei con forza affinché tutti si muovano in avanti e si preparino rapidamente. Se hai goduto di 20, 25 anni di dividendo della pace, non lo risolvi in uno o due anni”. “L’Ucraina è solo il primo passo. La Russia è già all’opera in Georgia e Moldova. Ha un piano, e riguarda tutta l’Europa”. Ma se arriva un messaggio chiaro a Putin, “si rimescola tutto” L’urgenza va ben oltre la linea del fronte nell’est dell’Ucraina. Nel dicembre del 2021, Vladimir Putin aveva chiesto concessioni a Washington e ai paesi occidentali. I documenti che aveva presentato chiedevano alla Nato di fermare la propria espansione verso est, di ritirare truppe e armamenti dagli stati membri entrati nell’alleanza dopo il 1997, e di riconoscere una sfera di influenza russa sull’Europa orientale. In sostanza, la Russia chiedeva all’occidente di smantellare l’architettura della sicurezza europea costruita dopo la Guerra fredda, lasciando una dozzina di democrazie esposte a qualsiasi evenienza futura. Breedlove legge queste richieste come una dichiarazione delle intenzioni della Russia. “Putin ha sostanzialmente detto: farò questo, questo e quest’altro, e se leggete quei documenti, le sue intenzioni non si fermano all’Ucraina. E’ solo il primo passo. La Russia è già all’opera in Georgia e Moldova. La Russia ha un piano, e riguarda tutta l’Europa”. Breedlove, che ha trascorso quasi 40 anni in uniforme e ha ricoperto otto grandi comandi sui vari continenti, vede l’equazione militare in Ucraina come una questione relativamente semplice. Il nodo più grande per lui è la volontà politica: “La cosa più importante per l’Ucraina in questo momento non sono altri F16, non sono altri carri armati – tutte cose di cui ha bisogno. La cosa più importante è che l’occidente, inteso come Nato, Ue, e certamente gli Stati Uniti, dica ad alta voce, pubblicamente: signor Putin, si fermi. Non permetteremo che lei vinca in Ucraina. Quando lanci questo messaggio politico, rimescoli tutto in Russia”.
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